LA VITA SOLITARIA
di G. LEOPARDI


La mattutina pioggia, allor che l'ale
battendo esulta nella chiusa stanza
la gallinella, ed al balcon s'affaccia
l'abitator de' campi, e il Sol che nasce
i suoi tremuli rai fra le cadenti
stille saetta, alla capanna mia
dolcemente picchiando, mi risveglia;
e sorgo, e i lievi nugoletti, e il primo
degli augelli susurro, e l'aura fresca,
e le ridenti piagge benedico:
poichè voi, cittadine infauste mura,
vidi e conobbi assai, là dove segue
odio al dolor compagno; e doloroso
io vivo, e tal morrò, deh tosto! Alcuna
benchè scarsa pietà pur mi dimostra
natura in questi lochi, un giorno oh quanto
verso me più cortese! E tu pur volgi
dai miseri lo sguardo; e tu, sdegnando
le sciagure e gli affanni, alla reina
felicità servi, o natura. In cielo,
in terra amico agl'infelici alcuno
e rifugio non resta altro che il ferro.
Talor m'assido in solitaria parte,
sovra un rialto, al margine d'un lago
di taciturne piante incoronato.
Ivi, quando il meriggio in ciel si volve,
la sua tranquilla imago il Sol dipinge,
ed erba o foglia non si crolla al vento,
e non onda incresparsi, e non cicala
strider, nè batter penna augello in ramo,
nè farfalla ronzar, nè voce o moto
da presso nè da lunge odi nè vedi. [...]