CAP 3. SCELTA DEL PARADIGMA

"Il paradigma indiziario è in’ ipotesi soggettiva di organizzazione non solo degli elementi/richieste esistenti, ma soprattutto di quelli a venire, ancora sconosciuti ed imperscrutabili.
Un paradigma indiziario è uno strumento di controllo dell’evoluzione. Ogni progettista utilizza paradigmi indiziari di tipo differente, anche se normalmente contengono dispositivi di controllo di tipo geometrico, topologico, dimensionale, gerarchico e regole sul rapporto norma/eccezione. In pratica, gli strumenti di controllo propri di un paradigma indiziario dovrebbero limitarsi al controllo di come procedere, come aggregare eventi, come trasformare possibilità e forme non aventi insite strutture che contengono già una risposta formalizzata."
Gli strumenti di controllo che formano un paradigma indiziario sono molteplici e riguardano diversi settori: matrici formali, matrici topologiche, gerarchizzazione e simultaneità, ordine e trasgressione, rapporto norma/eccezione ecc.; ognuno di questi settori ci fornisce delle regole di sviluppo, delle strutture di relazioni, dei dispositivi di controllo e delle possibili costruzioni di particolari sequenze.
Essendo la periferia un luogo che ha avuto un’evoluzione casuale, priva di controllo, ho ritenuto opportuno ricostruirne l’evoluzione, seguendo determinate regole di sviluppo in modo da poter raggiungere un livello di qualità appetibile ad ogni cambiamento di stato. E’ interessante notare come in periferia manchino appunto delle regole, delle procedure logiche di sviluppo, ci troviamo in presenza di un ambiente caotico, incontrollabile, disordinato, dove il carattere del luogo è continuamente rimesso in discussione, non esiste un elemento/individuo forte in grado di caratterizzare gli elementi ad esso circostanti.
Queste considerazioni mi hanno spinta a cercare un paradigma che mi insegnasse a mettere armoniosamente in relazione tanti elementi completamente indipendenti gli uni dagli altri attraverso delle regole verificabili sperimentalmente.
Quindi nella scelta del paradigma indiziario, ho cercato di osservare un sistema che al contrario del sistema periferia, potesse insegnarmi delle regole sul rapporto tra gli elementi di un unico sistema in evoluzione, delle chiavi di lettura, in modo da poter comprendere l’organizzazione totale e le matrici dell’incremento di complessità del sistema stesso.
Ciò che cercavo era un sistema evolutivo ordinato, retto da regole verificate e sperimentate, in grado di insegnarmi ad ordinare un qualsiasi sistema privo di regole e di organizzazione.
Ho quindi pensato al fenomeno di propagazione di onde attraverso un mezzo. L’osservazione di questo fenomeno è particolarmente utile dal punto di vista dei rapporti tra gli elementi, in quanto tale rapporto è la base del fenomeno.
"L’ordine di un progetto è la possibilità che viene offerta all’utilizzatore di poter immediatamente comprendere l’organizzazione totale e le matrici dell’incremento della complessità. Nell’architettura ciò porta a facilitare la comprensione della struttura distributiva e muoversi all’interno, anche per la prima volta, ritrovando le indicazioni per intuire la logica; ma anche simultaneamente offre all’utilizzatore elementi, unici e sorprendenti... ...Questo contribuisce, certamente, al raggiungimento di qualità totale come risposta estesa ai bisogni possibili... Nell’ambiente, ordine è senza dubbio la presenza di riferimenti riconoscibili, il ritrovare possibili e differenti sequenze come modalità di avvicinamento ai luoghi."

3.1 INTRODUZIONE AL CONCETTO DI ONDA

In generale, per onda si intende una perturbazione che si propaga nello spazio vuoto o in un mezzo materiale.
L’immagine più immediata di un’onda è quella che si ottiene gettando un sasso su di uno specchio d’acqua in quiete. Dal punto di caduta, in cui ha origine la perturbazione e che costituisce la sorgente dell’onda, si riproducono dei movimenti di liquido che si irradiano con creste e avvallamenti circolari e concentrici, di diametro sempre maggiore.
Un’altra immagine di onda si ha imprimendo all’estremità di una corda delle oscillazioni regolari: ogni punto della corda trasmette al punto contiguo il proprio movimento, con la formazione anche in questo caso, di creste e di avvallamenti.
Quindi in un generico mezzo elastico, si possono determinare fenomeni ondosi; precisamente se in un punto di un sistema elastico si determina, per una causa qualsiasi, un perturbamento di preesistenti condizioni di equilibrio, generalmente tale perturbamento non si limita all’elemento in cui ha avuto origine, ma si trasmette agli elementi immediatamente vicini. Ciascuno di questi a sua volta trasmette agli elementi circostanti la perturbazione, la quale si propaga così da un punto all’altro del sistema, in tutte le direzioni accessibili.
In nessun caso la propagazione di onde coinvolge movimenti di materia di insieme del mezzo interessato, ma comporta trasmissione di energia e quantità di moto; né costituisce un esempio l’onda alla superficie del mare, in cui la perturbazione consiste in uno spostamento effettivo, anche se locale, di particelle materiali, si assiste quindi solo a piccole oscillazioni delle particelle materiali attorno alla loro posizione di equilibrio.

3.2 PROPRIETÀ E CARATTERISTICHE PRINCIPALI

L’onda è un veicolo che trasmette a distanza l’energia comunicata alla sorgente.
L’onda consiste in un particolare deformazione periodicamente variabile subita da un mezzo fisico per effetto delle oscillazioni dei suoi punti, è generata delle oscillazioni di un punto particolare inizialmente eccitato che costituisce la sorgente del moto ondulatorio.
MOTO ONDULATORIO: il moto ondulatorio destato da un sorgente in un punto dello spazio si può pensare, ad ogni istante, come il moto risultante da tutti i moti ondulatori che giungono a quel punto dai diversi elementi di una qualsiasi superficie d’onda antecedente, considerato ciascuno di questi elementi come sorgente particolare di moto ondulatorio. (principio di C. Huyghens-Fresnel)
COMPOSIZIONE DI MOTO ONDULATORIO: se in un mezzo si propagano simultaneamente due o più sistemi di onde, è chiaro che i due movimenti si compongono per dar luogo ad un moto del mezzo generalmente molto complesso.
RIFLESSIONE: quando un’onda propagandosi incontra un ostacolo sufficientemente ampio, ritorna su se stessa, si ha riflessione dell’onda. RIFRAZIONE: quando un ‘ onda propagandosi passa da un mezzo ad un altro di natura diversa, cambia di velocità e i raggi di propagazione mutano direzione, si ha rifrazione dell’onda.
DIFFRAZIONE: un’onda che propagandosi incontra un ostacolo non dovrebbe propagarsi dietro di esso, cioè l’ostacolo dovrebbe fare ombra. In alcuni casi però l’onda riesce a superare l’ostacolo e allora si ha diffrazione.

NO SPOSTAMENTO DI MATERIA
L’onda è un veicolo che trasmette a distanza l’energia comunicata alla sorgente.
Quindi durante la propagazione non c’è spostamento di materia ma di energia.
LETTURA SOGGETTIVA
L’evoluzione di Vedano al Lambro, si può intendere come uno spostamento progressivo di tutti gli elementi presenti nel sistema, per contaminazioni successive, proprio come per il fenomeno di propagazione delle onde.