OBBIETTIVI
Per svolgere questa sperimentazione, mi sono posto inizialmente,
degli obbiettivi da soddisfare, se non in pieno, almeno in parte.
Prima di tutto, realizzare uno spazio che dovrebbe avere un'identità
formale precisa, attraverso le forme, le geometrie, i rapporti spaziali
che possono definirlo.
Identificare delle forme,
delle relazioni spaziali
caratteristiche di quegli spazi in cui si dialoga.
Quindi guardare alla capacità di ospitare il dialogo di alcuni luoghi,
riproponendola in modo più complesso e qualitativo, attraverso una
genesi delle forme regolata dalle relazioni addotte, per arrivare una matrice
della specie dello spazio della parola.
Una qualità del progetto che dipenderà in parte dalla complessità
raggiunta, e dalla capacità di dominare progettualmente le transizioni
tra momenti diversi, tra diverse ipotesi successive.
Un ulteriore obbiettivo che mi sono posto, è stato quello di mantenere,
al di là di tutte le ipotesi sperimentali fatte, uno stretto legame
con l’interprete ed il fruitore principe degli spazi architettonici e non,
cioè l’essere umano. Mantenere, quindi, un contatto costante con
la realtà umana, soprattutto nel suo aspetto prettamente fisico
e pieno di limitazioni.
Considerando, come ho fatto, il fenomeno del dialogo piuttosto indipendente
dallo spazio in cui ci si trova, e più legato all’aspetto umano-mente,
ho tentato di stabilire delle relazioni e delle matrici sulle quali il
progetto di morfogenesi fonda il suo sviluppo, fortemente
rapportate all’uomo-corpo.
![]() |
![]() |
![]() |
Il "modulor" di Le Corbusier, Figura vitruviana di Leonardo da Vinci, e la Figura umana secondo Vitruvio